Egregio Onorevole Cossutta,
le avevo già inviato una lettera aperta nel marzo del 2004.
Come già le scrissi allora, sono quella militante missina che nel 1993, nel corso della trasmissione “Uno Contro Tutti” del Maurizio Costanzo Show, le chiese per quale motivo, dopo aver giustamente deposto un fiore alla Risiera di San Sabba a Trieste – luogo in cui migliaia persone furono barbaramente torturate e uccise dai nazisti, non fosse passato anche dalla Foiba di Basovizza, dove migliaia di italiani furono gettati, spesso ancora vivi, dai partigiani di Tito.
In quell’occasione, lei mi rispose che quel fiore non l’avrebbe mai deposto perché nelle foibe finirono solo fascisti e nazisti.
Quelle sue parole mi tornano spesso in mente e mi chiedo: è possibile che Lei, Onorevole Cossutta, ancora oggi non sappia che nelle foibe finirono migliaia di persone, la cui unica colpa era di essere “etnodiversi”, come usava definirli l’ex ministro di Tito, Vasa Cubrilovic nel suo manuale per la pulizia etnica?
Tra le vittime della famigerata O.Z.N.A. (la polizia politica jugoslava) non ci furono solo Norma Cossetto, giovane studentessa universitaria, che dopo essere stata violentata e torturata per giorni da 17 partigiani titini venne gettata in una foiba; oppure don Angelo Tarticchio che, fu lapidato e presentato nudo alla madre con in capo una corona di filo di ferro spinato; o come Giuseppe Cernecca, ferocemente trucidato, la cui testa venne in seguito usata per una macabra partita di pallone. Nelle foibe trovarono una morte atroce anche molti civili, antifascisti, esponenti della Resistenza Italiana e membri del Comitato di Liberazione Nazionale.
E cosa dire, egregio Onorevole, di quei 2000 operai di Monfalcone che, animati da una sincera fede comunista, intrapresero, nel 1947, un controesodo trasferendosi nel “paradiso comunista” di Tito per correre in aiuto dei compagni slavi e trovarono invece la morte nell’inferno dell’isola di Goli Otok?
Sono passati ormai 16 anni da quando le feci quella domanda.
In questi ultimi anni ho avuto modo di apprezzare le autocritiche di Violante e Fassino e persino quella di Bertinotti che è arrivato ad affermare” Quando parliamo di gulag parliamo di 20 milioni di persone sterminate, di cui la metà comunisti. Vorrei che qualche brivido ci attraversasse. (…) Il gulag non è il paradigma del comunismo, il gulag è la manifestazione estrema di una contraddizione che il comunismo si è portata nella pancia e che è determinata da un’idea del potere e da un’idea di violenza”.
Lei invece, fermo nelle sue convinzioni, a quei poveri morti continua a negare persino un fiore e ad offenderne pervicacemente la memoria.
La “pulizia etnica” posta in atto contro gli italiani è sempre stata considerata una tragedia minore, un fenomeno reattivo, una conseguenza ai torti subiti durante il fascismo, che costituirono sicuramente un ottimo pretesto, servito su un piatto d’argento, al nazionalismo di Tito, ma non certo la causa primaria.
Quei tragici avvenimenti furono, infatti, il frutto di un disegno politico scientemente preparato e cinicamente eseguito.
Non sono per il revisionismo, che non può e non deve mai riguardare i principi e i valori che hanno portato alla nascita della democrazia in Italia, ma credo che ricordare gli italiani uccisi nelle foibe dai comunisti di Tito e far conoscere a tutti, anche ai più giovani, quali e quanti massacri sono stati compiuti all’ombra della falce e martello, non sminuisca il giudizio di condanna, morale, politico e storico delle persecuzioni razziali, ma sia un atto di giustizia dovuto, perché la mancanza di verità storica costituisce di per se stessa un oltraggio alla memoria delle vittime ed insieme alla nostra coscienza.
Le scrivo dunque oggi, a pochi giorni dal “Giorno del Ricordo”, chiedendole ancora una volta di ripensarci, e se non vuole farlo per le migliaia di italiani, vittime innocenti della “pulizia etnica e politica”, nei confronti dei quali non prova evidentemente un briciolo di umana pietà, lo faccia almeno per quei suoi compagni di partito ai quali, oltre al sogno, il maresciallo Tito ha tolto anche la vita.
Silvia Ferretto Clementi
Consigliere Regionale della Lombardia